"Abbiamo cominciato a parlare di lavoro migrantenel 1999, in occasione della guerra della Nato contro la Serbia. Allora, una vasta e composita area, che si opponeva alla guerra, assunse e propose al movimento la parola d’ordine della centralità politica del lavoro migrante. [..] Sebbene, come abbiamo detto, la legge Bossi-Fini sia in primo luogo una legge che stabilisce le forme del controllo e del comando sul mercato del lavoro, i limiti che essa impone ai movimenti dei migranti non vengono mai trattati come «confini» della loro attività lavorativa, ma come lesioni più o meno gravi dei loro diritti generali. Molti di noi hanno sentito la giusta delusione dei migranti esprimersi nelle parole: «Noi siamo scesi in piazza per l’articolo 18 e per tutte le altre rivendicazioni, chi è sceso in piazza con noi contro la legge Bossi-Fini?». Questo senso di solitudine, tuttavia, non è il dato occasionale di un segmento di forza-lavoro trascurato. Esso rispecchia ed evidenzia la tensione tra il carattere sempre più legato all’individualità del lavoro contemporaneo e la difficoltà di trovare percorsi generali di comunicazione politica tra le lotte".
Il libro sul lavoro migrante pubblicato da DeriveApprodi nel 2004, andato esaurito nelle librerie. Un libro importante e di riferimento per il dibattito sulle migrazioni e sul lavoro contemporaneo, frutto di una collaborazione transnazionale. Con interventi di: Maurizio Ricciardi, Fabio Raimondi, Gruppo ricerca lavoro migrante di Torino, Emilio Quadrelli, Felice Mometti, Tavolo migranti dei social forum del vicentino, Paolo Benvegnù, Daniela Ruffini, Libera Università Contropiani, Vito Aita, Alfonso De Vito, Maurizio Avola, SAra Giorlando, SAid Bouamana, Serhat Karakayah, Vassilis Tsianos.
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Londra, 29 marzo 2008, 5° tappa della catena transnazionale di lotta dei migranti. Da London NoBorders.
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In più occasioni, a partire dall’assemblea delle reti migranti e antirazziste che si sono incontrate a Brescia dopo la straordinaria manifestazione dello scorso 24 ottobre, abbiamo registrato la necessità di ripensare e approfondire il discorso politico su lavoro migrante e cittadinanza. Per questo motivo, in connessione con numerose realtà attive sul resto del territorio nazionale, abbiamo deciso di aprire uno spazio di discussione da articolare in alcuni incontri seminariali. Il primo appuntamento, a Torino, ci ha portato a discutere di lavoro migrante e irregolarità, categorie essenziali – tra le altre cose – per approssimare la realtà del lavoro espressa dal nostro territorio. Tale appuntamento è particolarmente urgente alla luce dell’attuale situazione politica, che ci richiede uno sforzo di immaginazione nel tentativo di anticipare la forma e i contenuti delle lotte dei migranti dei prossimi anni.
Breve report del seminario La Condizione del Lavoro Migrante organizzato dal Gruppo Migranti di Torino l'11 Marzo 2008.
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"Nel corso degli ultimi anni, grazie anche alla cosiddetta Bossi-Fini, sono giunti in Italia migliaia di migranti irregolari o semi-irregolari. Essi si sono inseriti progressivamente nei segmenti più bassi del sistema di occupazione; un sistema di occupazione che continua a sfrangiarsi e che necessita di forza lavoro casuale, mobile, saltuaria, a basso salario, non sindacalizzata".
Dal lavoro profugo al lavoro migrante. E ritorno. Uno scritto di Devi Sacchetto sulle trasformazioni del lavoro tra Italia ed Est Europa, un contributo alla discussione durante l'offensiva razzista seguita ad alcuni fatti di cronaca.
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"La manifestazione del 27 ottobre a Brescia, che ha visto più di 15.000 migranti provenienti da tutto il nord Italia attraversare le strade della città, è il segnale che una nuova stagione di lotta per i movimenti dei migranti può e deve avere inizio a partire dall’autonomia delle rivendicazioni e dell’organizzazione e nel segno del protagonismo dei migranti".
Un foglio del Tavolo Migranti a ridosso della grande manifestazione del 27 ottobre 2007 a Brescia, sulla ripresa del movimento dei migranti, un segnale per tutto il movimento.
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guarda la gallery delle foto dalla manifestazione del 27 ottobre: CLICCA QUI
"Proprio questo è il punto su cui vale allora la pena fermarsi, in che modo cioè sia possibile cogliere quelle aperture, le trasformazioni che le donne migranti innescano e delle quali sono protagoniste, ripensando anche su questa base le parole d’ordine e le forme di organizzazione e di lotta dei movimenti delle donne e dei migranti".
Un contributo di Paola Rudan per il seminario La condizione del Lavoro Migrante organizzato dal Gruppo Migranti di Torino il 19 marzo 2008.
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“Abbiamo vissuto una prova -...- prima della legge 30 hanno provato per un pezzettino sugli immigrati, poi i lavoratori italiani hanno detto: a me non me ne frega niente perché tanto lo fanno gli immigrati, ma non è vero perché loro hanno provato sugli immigrati, poi dopo lo hanno fatto anche sugli italiani e qui è stato l’errore perché quando dovevamo lottare dovevamo lottare per tutti i lavoratori, perché siamo lavoratori, perché se non difendi i diritti dei lavoratori immigrati prima o poi arriva anche il lavoratore italiano. Infatti adesso stiamo vivendo delle condizioni che sono peggiori per tutti”.
Un contributo su lavoro migrante e sindacato negli anni della legge Bossi-Fini, per SLUM n.1, Migranti&Metropoli, 2007.
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"Forse è fin troppo facile, per quanto vero, dire che da quando governa il centrosinistra in Italia non è cambiato nulla (se non in peggio, si pensi alla truffa del rinnovo dei permessi di soggiorno presso le Poste e l'applicazione del protocollo Frontex) per la vita dei migranti in generale e, nello specifico, per i rapporti tra migranti e lavoro. Ma questo giudizio, per quanto vero, tradisce un punto di vista troppo legato alla delega istituzionale, come se le novità dovessero venire esclusivamente dalle istituzioni".
Un testo di Fabio Raimondi e Maurizio Ricciardi su migranti e lavoro.
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"While it is necessary and we completely agree with putting onto the agenda of the precarious movement issues of citizenship, we believe that migration movements demand and migrational flows do more than this. There is more at stake here! It is the whole political logic of the eurospace which is undermined by migrants’ traversing borders and crossing seas in floating coffins".
Una proposta del Frassanito Network per il Forum Sociale Europeo di Atene, maggio 2006.
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"Di fronte alle condizioni di ricattabilità e sfruttamento cui i migranti sono sottoposti, si rivela profondamente arretrata la soluzione “sindacale” di fare dei migranti una “categoria” tra le altre, rinunciando alla valenza politica centrale e strategica che il lavoro migrante esprime rispetto al lavoro nel suo complesso, e riducendo i migranti a “precari” alla stregua di tutti i lavoratori, senza tenere conto delle specificità delle condizioni assai diverse in alcuni aspetti non trascurabili della vita materiale e formale, tra italiani e migranti".
Uno scritto del Tavolo Migranti sull'organizzazione delle lotte dei migranti, dopo la grande manifestazione del 3 dicembre 2005 a Roma.
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"A Brescia è entrato in crisi un modello di integrazione selettiva e subordinata basato su “un’inclusione” orientata dal mercato del lavoro e da una specie di concertazione “spontanea” tra soggetti istituzionali, sindacali e religiosi.C’è stata l’illusione, chiamala così, che fosse possibile fondare questa integrazione separando, nei fatti, i diritti sociali che si acquisiscono sui luoghi di lavoro da quelli politici e civili.E che i diritti sociali fungessero da traino, da punto di riferimento per altri diritti. Non è andata così".
Una rilfessione di Felice Mometti sulla realtà bresciana, dalla città italiana con più alta presenza di migranti, un tessuto produttivo diffuso sul territorio e che ha prodotto, lo scorso anno, la grande manifestazione del 27 ottobre.
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"Questa guerra non ci appartiene, ma ci riguarda perché stiamo pagando e pagheremo i costi del regolamento di conti altrui: non solo quelli di una precarizzazione resa ogni giorno più pesante dall‟aumento del prezzo del barile del petrolio e dei prezzi in generale, ma anche il prezzo più caro, quello delle vite che attraverso i fronti e le frontiere sono state interrotte".
Una presa di posizione del Tavolo migranti sullo scenario della guerra globale.
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"...la posizione delle donne migranti si carica di significati profondi e al contempo specifici, intrecciandosi con le trasformazioni in atto sul terreno dell’organizzazione del lavoro riproduttivo e con l’abbattimento del welfare, e contemporaneamente esprimendo una richiesta sempre più forte di un controllo sul proprio tempo e protezioni sociali che può essere terreno di lotta comune per tutte le donne al lavoro".
Un testo della Libera Università Contropiani sul lavoro delle donne, tra precarietà, Bossi-Fini e istanze di liberazione
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"Ora risulta chiara a tutti la centralità politica del lavoro migrante, o, in altre parole, il valore emblematico delle condizioni di esistenza e di lavoro a cui sono costretti i migranti. Essi non rappresentano un segmento sociale marginale, ma una moltitudine di uomini e di donne obbligati a vivere prima di altri/e le condizioni di vita e di lavoro che sembrano progressivamente toccare anche in Europa tutti coloro che sono costretti a vendere la propria forza lavor".
Il volantone di DeriveApprodi proposto alla mayday004 da Coordinamento Collettivi Universitari "La Sapienza" Roma; Collettivo femminista "La mela di Eva"; C.S.O.A. Zona Bandita Venezia; Gruppo immigrazione Social Forum Brescia; Lavoratrici e Lavoratori Seat-Pagine Gialle Torino e TIM Bologna; Libera Universtià Contropiani Bologna; Ostello occupato Bari; RAP, rete antiprecarietà Roma; Sincobas; Tavolo Migranti dei Social Forum vicentini; Gruppo Migranti di Scienze Politiche Padova.
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"Ora risulta chiara a tutti la centralità politica del lavoro migrante, o, in altre parole, il valore emblematico delle condizioni di esistenza e di lavoro a cui sono costretti i migranti. Essi non rappresentano un segmento sociale marginale, ma una moltitudine di uomini e di donne obbligati a vivere prima di altri/e le condizioni di vita e di lavoro che sembrano progressivamente toccare anche in Europa tutti coloro che sono costretti a vendere la propria forza lavoro".
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"Le azioni realizzate a Bari e a Torino sono state l'espressione di un consenso che permette di mettere all'ordine del giorno la chiusura di queste carceri, rivendicata sempre con forza dal Tavolo Migranti e dal movimento nel suo complesso".
Un documento politico dei Gruppo Migranti di Torino, Forum dei Diritti di Bari e Tavolo Migranti dei Social Forum Italiani, a ridosso delle manfiestazioni contro il CPT di via Brunelleschi, a Torino, il 30 novembre 2002 e a Bari Palese il 27 luglio 2003.
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"Dentro al confine dei Cpt c’è un altro confine, quello che separa le donne dagli uomini. Questa linea riconosce le donne, riconosce gli uomini, ma ne riduce i corpi all’assoluta oggettività, negandoli come desideri, affetti. Neutralizzando la loro differenza sessuata e nello stesso tempo ratificando quell’ordine patriarcale che insegue le donne al di là dei confini del Cpt e di ogni confine".
Uno scritto sull'invisibilità delle donne migranti e il confine di genere, dentro e fuori i CPT. Di Paola Rudan, da il manifesto, Storie in Gabbia, 31 maggio 2003.
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"I Cpt sono confini interni, il cui corrispettivo è la militarizzazione delle frontiere. La libertà di movimento che i migranti esprimono, talvolta anche con la volontà di sottrarsi a condizioni di lavoro assai dure, viene negata attraverso nuovi confini e nuove forme di detenzione e esclusione con le quali si pensa di poter controllare la forza-lavoro e tramite questa la vita".
Un testo di Fabio Raimondi sui CPT e sui confini, da il Manifesto, Storie in Gabbia, 31 maggio 2003
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"Oggi [..] di fronte alla difficoltà di "portare a casa" qualche risultato concreto, ogni rivendicazione avviene nel linguaggio dei diritti, partendo evidentemente dal presupposto che esiste un soggetto universale o "globale"
che vuole le stesse cose nello stesso modo".
Dove può portare la battaglia per il diritto di voto ai migranti? Un testo di Maurizio Ricciardi e Felice Mometti
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"Lungi dall’essere un mero concetto sociologico, che riflette la crescente frammentazione del mercato capitalistico del lavoro, la moltitudine evidenzia l’emergere di un insieme di movimenti soggettivi, bisogni, pratiche sociali che si sono indirizzati e si indirizzano precisamente contro la norma disciplinare del lavoro salariato. Per questo crediamo sia necessario cogliere la molteplicità delle figure del lavoro, ciò che vogliamo definire il carattere moltitudinario della classe oggi, e sottolineare i percorsi di soggettivazione del lavoro vivo di cui quest’ultima è espressione".
Il percorso della Libera Università Contropiani, tra carattere moltitudinario della classe e la parzialità del lavoro migrante..
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