"Abbiamo cominciato a parlare di lavoro migrantenel 1999, in occasione della guerra della Nato contro la Serbia. Allora, una vasta e composita area, che si opponeva alla guerra, assunse e propose al movimento la parola d’ordine della centralitaÌ€ politica del lavoro migrante. [..] Sebbene, come abbiamo detto, la legge Bossi-Fini sia in primo luogo una legge che stabilisce le forme del controllo e del comando sul mercato del lavoro, i limiti che essa impone ai movimenti dei migranti non vengono mai trattati come «confini» della loro attivitaÌ€ lavorativa, ma come lesioni piuÌ€ o meno gravi dei loro diritti generali. Molti di noi hanno sentito la giusta delusione dei migranti esprimersi nelle parole: «Noi siamo scesi in piazza per l’articolo 18 e per tutte le altre rivendicazioni, chi eÌ€ sceso in piazza con noi contro la legge Bossi-Fini?». Questo senso di solitudine, tuttavia, non eÌ€ il dato occasionale di un segmento di forza-lavoro trascurato. Esso rispecchia ed evidenzia la tensione tra il carattere sempre piuÌ€ legato all’individualitaÌ€ del lavoro contemporaneo e la difficoltaÌ€ di trovare percorsi generali di comunicazione politica tra le lotte".
Il libro sul lavoro migrante pubblicato da DeriveApprodi nel 2004, andato esaurito nelle librerie. Un libro importante e di riferimento per il dibattito sulle migrazioni e sul lavoro contemporaneo, frutto di una collaborazione transnazionale. Con interventi di: Maurizio Ricciardi, Fabio Raimondi, Gruppo ricerca lavoro migrante di Torino, Emilio Quadrelli, Felice Mometti, Tavolo migranti dei social forum del vicentino, Paolo Benvegnù, Daniela Ruffini, Libera Università Contropiani, Vito Aita, Alfonso De Vito, Maurizio Avola, SAra Giorlando, SAid Bouamana, Serhat Karakayah, Vassilis Tsianos.
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